Crisi, Rapporto Confesercent-Ispo: l’Italia è un Paese spaventato

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di Daniela Silva

Gli italiani vedono nero. E’ quanto emerge dall’ottavo Rapporto sulla crisi dell’Osservatorio Confesercenti-Ispo, pubblicato poco prima delle dimissioni di Silvio Berlusconi. Secondo quanto riportato dall’indagine, l’Italia è un Paese che vive con grande preoccupazione le difficoltà economiche attuali e che guarda con pessimismo al futuro. Sostanzialmente i nostri connazionali ritengono che la crisi economica non stia affatto terminando, sono sempre più preoccupati per il futuro del mercato del lavoro e allarmati per le prospettive della propria situazione familiare, oltre al fatto che stanno perdendo la speranza. È questa l’Italia che il governo Monti ha appena ereditato.

Da giugno a oggi, balza dal 57% al 71% la quota di italiani assolutamente convinta che il peggio non sia passato, mentre sale dal 27% al 42% la percentuale di persone preoccupata per il futuro del suo stesso posto di lavoro. Inoltre, a temere di più il protrarsi della crisi sono i giovani, soprattutto quelli tra i 18 e i 24 anni che rappresentano l’80% circa della popolazione giovanile, e chi nella propria famiglia ha vissuto la perdita del lavoro o situazioni di cassa integrazione.

Tra i pessimisti anche chi ha un titolo di studio elevato, pari al 75% del campione complessivo e i giovani adulti tra i 35 e i 44 anni. Ancora meno, appena il 2%, gli italiani che si dicono “poco preoccupati” per la situazione economica dell’Italia. Molto significativa, invece, la crescita degli italiani, di qualunque età, che si ritengono “molto preoccupati” per la situazione economica del Paese: ben 20 punti in più da giugno, dal 48% al 68%. Si dice “abbastanza preoccupato”, invece, il 30% degli intervistati. Anche in questo caso, i “molto preoccupati” sono soprattutto rintracciabili al Sud.

Tra i lavoratori, solo uno su cinque non si sente preoccupato per il suo posto di lavoro, mentre 4 su 10 si dicono moltopreoccupati, il 22% contro il 77%. Solo il 4% degli intervistati, infatti, ritiene di aver ormai superato il momento più acuto di criticità.

Sembrano essere le piccole aziende a soffrire di più. Secondo otto italiani su dieci, l’81%, la “crisi ha messo in ginocchio le aziende di piccole dimensioni più di quelle grandi”. Significativamente il timore è più alto nel Nord-Est, con l’86% della popolazione molto spaventata dagli effetti della crisi. A temere sono soprattutto gli studenti: fra loro una percetuntuale pari al 95%, e i giovani in generale l’84% degli intervistati tra i 18 e i 24 anni. Come sempre, guida il fronte dei giovani preoccupati il Sud (74%), poi Nord-Est (71%), a seguire il Nord-Ovest (70%) e il Centro (68%).

Sinistra più preoccupata di tutti: il 77%;  seguita da apolitici al 75% e dai centristi al 69%. Più rilassati gli italiani di centro-destra, con solo il 58% di “molto preoccupati”.

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