Berlusconi, il ritorno: quel reality politico senza fine
di Vincenzo Lentini
“Silvio […] è forse unico. Tutta la vita […] ha dato benessere a tutti; ha sgobbato, non è mai andato in ambienti mondani, non si vedrà mai una fotografia di Silvio che è in giro con le donne o altro; …poi lui non si interessa mai di soldi!”.
Queste sono le parole di mamma Rosa, rilasciate in un’intervista e riproposte come prologo di “Silvio Forever”, film-documentario diretto da Roberto Faenza in cui la figura del protagonista, Silvio Berlusconi, viene dissacrata e divorata dall’immagine che il Cavaliere stesso si è costruito nel tempo. Silvio è uno stacanovista: in poco meno di un ventennio darà vita a due enormi società – Fininvest e Mediaset – destinate a diventare strumenti del suo potere, un potere nuovo, basato sulla comunicazione, sull’apparenza, sull’immagine.
Dal 1994, rimane ancora oggi la personalità più influente e carismatica del centrodestra italiano. Nonostante tutto. Ma nel 2011, lo scandalo ha letteralmente travolto la vita privata e politica del Cavaliere, costringendolo a rassegnare le dimissioni, affogando il suo quarto mandato nel malcontento e nell’amarezza generale. Poi, il governo Monti. Espressioni come “spread”, “choosy” e “IMU” sono entrate a pieno titolo nel linguaggio comune, e l’Italia intera è stata costretta ad affrontare un lungo anno di sacrifici. “Lacrime e sangue”. Ma negli ultimi giorni qualcosa è cambiato. O forse le cose sono tornate esattamente come erano prima. Forse il cambiamento è già passato. Silvio Berlusconi ha annunciato pubblicamente la propria candidatura alle prossime elezioni politiche del 2013, cogliendo tutti di sorpresa – compresi i membri del partito da lui stesso creato – e rompendo il silenzio assordante dei mesi scorsi a cui, probabilmente, non ci siamo mai abituati.
Le boutades piccanti, i “divertenti” aneddoti sulla politica, le battute sulla bellezza di Rosy Bindi, le barzellette sui gay e le corna nella foto di gruppo al vertice UE non sembrano un ricordo troppo lontano. Silvio aveva fatto dell’inaspettato la sua strategia di comunicazione vincente, creando scandali e situazioni imbarazzanti ma dando sempre l’impressione di avere il controllo della situazione, che comunque avrebbe ripiegato a suo vantaggio. Berlusconi ha fatto in modo di far sentire i cittadini italiani come i protagonisti di un grande reality show pieno di colpi di scena, in cui tutto può succedere e in cui ognuno può vincere. Un reality di cui il Premier è personaggio ma soprattutto autore: sta dietro le quinte, ma nello stesso tempo ci mette la faccia, presentandosi come amico e abbattendo, anche grazie alle battute del peggior “bar sport” italiano, l’enorme divario che separa il politico dal cittadino. Per riuscire in questo scopo, Berlusconi ha usato l’immagine, dando vita a una nuova forma di egemonia in cui il cittadino non solo è quasi inconsapevole di subire il potere, ma ha anche l’impressione di esserne partecipe, di costituire un ingranaggio importante di quell’enorme “macchina della Fama” che Silvio ha creato usando la stampa e, soprattutto, la televisione. Ma adesso che quella stessa immagine, che tanta fortuna aveva dato al Berlusconi-politico, è stata irrimediabilmente danneggiata dagli errori di Berlusconi-uomo, qual è il modo migliore per conquistare la credibilità, cavallo di battaglia della sua politica anni ’90, ormai perduta? L’unica strategia possibile, adesso, è quella delle origini: sedurre l’italiano medio ponendosi come suo simile, come suo pari, lasciandogli credere che ogni cosa è possibile e che la sua fiducia sarà ben riposta.
Il momento è propizio: il cittadino è stanco di vedere violentare il suo portafoglio dalle mani di un governo tecnico freddo e insensibile ai problemi della gente in cui non si è mai riconosciuto. Aspetta la novità. Vincere dopo il governo Monti è facile. Ma il cittadino è cambiato. Non si accontenta più dell’apparenza, dell’illusione. Ha fame di stabilità, anche se da conquistare col sacrificio. Ma sarà tutto vero. Sarà reale, non più un reality.