Francesco. Un gesuita nell’era dei social
di Emiliana De Santis
Sta già passando alla storia il foto confronto tra l’immagine di Piazza San Pietro gremita durante la proclamazione di Joseph Ratzinger, nel 2005, e quella dell’attesa per l’uscita di José Bergoglio, lo scorso 11 marzo: migliaia di luci brillavano nella notte ingrigita da minacciose nuvole. Ed erano quelle di smartphone, iPhone e tablet pronti ad immortalare il primo istante, le prime parole del frate che condurrà Santa Romana Chiesa verso l’attesa purificazione dei costumi.
Non ci si poteva aspettare diversamente da un gesuita, che vive in appartamento,si sposta in metro e indossa una croce in legno. Segni di purezza e ritorno alle origini della missione, che devono tuttavia fare i conti con una rivoluzione che nel frattempo ha cambiato il nostro modo di essere, quella digitale. Il web è stato, sin dai primi minuti dell’elezione, un tam tam di cinguettii, post e video su Youtube. Le opinioni di cybernauti continuano sino ad oggi ad essere molto positive nonostante il tentativo – peraltro non il primo che la storia ricordi – di scovare più che scavare, in un passato di presunti passi falsi e commistioni con la dittatura argentina di Videla. Anche Internet ha bisogno dei suoi eroi. Ed è per questo che, non appena eletto Bergoglio al soglio di Pietro, l’account @Pontifex è stato immediatamente riattivato per poi essere sospeso per eccesso di contatti. La notte tra l’11 e il 12 marzo è stata un susseguirsi di falsi account, commenti e click sui pochi video che lo ritraevano nelle poche pubbliche uscite.
Forse fa bene Papa Francesco a non interessarsi al circo mediatico. È uno che ha vissuto nella e per la gente, con un vecchio cellulare cui probabilmente non manca solo la connessione internet. Non si interessa di high-tech né di high-touch al contrario del suo predecessore che pure con il computer aveva una certa familiarità. Magari non avrà mai una pagina sul social di Zuckemberg né condividerà foto su Pinterest e Instangram ma la sua opera di evangelizzazione potrebbe portarlo a dire messa su Youtube, diffondendo il segnale con un canale dedicato, magari aprendo un forum di discussione. Spunta invece sul web il Jesuit Social Network Italia Onlus (Jsn) una rete che dal 2004 riunisce quasi quaranta realtà che operano nel sociale. Associazioni, cooperative, fondazioni, centri studi che condividono le finalità e il modus operandi dei gesuiti, attingendo alla spiritualità di sant’Ignazio di Loyola e riprendendo il cammino che la Compagnia di Gesù ha fatto a partire dal Concilio Vaticano II (1963-65). Il Jsn punta su un forte radicamento evangelico, sulla continuità con l’esperienza della Compagnia, sulla centralità della persona e una pedagogia basata sulla relazione e la reciprocità, e la sfida rappresentata dal cambiamento. La Onlus accompagna le persone in situazione di disagio sociale cercando di elaborare con loro percorsi personalizzati: rifugiati, persone senza dimora o con dipendenze, minori a rischio, famiglie monoparentali, anziani soli, persone disabili , carcerati. Un’attenzione particolare è data alla formazione dei propri operatori e volontari.
Non possiamo sin da ora sapere se Francesco sarà il Santo Padre che tutti noi, anche atei, ci aspettiamo di vedere in Vaticano, guida onesta in un momento in cui si cercano moralità e sicurezza di idee. Sappiamo però che quasi tutti noi abbiamo già cliccato “Like” sulla sua pagina Facebook: perché potrà anche venire dalla fine del mondo, ma non c’è fine né inizio – questo è il vantaggio – nel mondo della rete.