Confederations Cup. Tra un morto e scontri si gioca a calcio. Una brutta Italia batte 4 a 3 il Giappone
Il Brasile sta concentrando su di se le luci della stampa mondiale, non è solo calcio, non c’è solo Confederations. Ieri purtroppo la tragedia si è consumata a Fortaleza, durante le manifestazioni contro gli sprechi per l’organizzazione del prossimi mondiali e per il degrado dei servizi pubblici. Un morto, ancora non è del tutto chiaro ma sembrerebbe per cause accidentali, è il responso che arriva dal Brasile e che purtroppo ha precedenza e importanza maggiore rispetto a tutto il resto. La situazione in Brasile è quindi ancora molto tesa, non mancheranno nelle prossime ore aggiornamenti su quanto sta accadendo.
Poi c’è il campo – Mentre fuori succede di tutto, dentro gli stadi si gioca.
Il 4 a 3 evoca piacevoli ricordi agli italiani, non quello di ieri sera però. Il day after Italia – Giappone lascia non poche incognite e dubbi, a fronte invece di poche certezze. Gli azzurri sono apparsi stanchi e lenti, vivacizzati solo dall’orgoglio a cavallo tra la fine del primo tempo e l’inizio del secondo. Ad aggravare la situazione c’è stata poi la formazione sbagliato dal Ct Prandelli, la correzione già al 30′, con l’ingresso di Giovinco al posto di Aquilani, è stata la dimostrazione e la presa d’atto del Ct di aver osato troppo. Dall’altra parte il Giappone di Zaccheroni era formato Spagna. Fraseggi nello stretto, tanta corsa e qualità con Kagawa e Honda sugli scudi. Il 2-0 si palesato così in 30 minuti di dominio nipponico: rigore dubbio, per fallo di Buffon (costretto a uscire alla disperata per correggere l’errore di De Sciglio) su Okazaki, trasformato da Honda e raddoppio della stella dello United, Kagawa. Poi dentro Giovinco. Lo juventino avvicina il fino ad allora isolatissimo Balotelli e l’Italia ha avuto così l’impennata d’orgoglio. De Rossi, vero goleador azzurro in questo 2013, incorna sul calcio d’angolo di Pirlo. Poi il palo di Giaccherini, l’intervallo salva un Giappone un po’ stanco e da fiducia agli azzurri. Nel secondo tempo si completa la rimonta, ma c’è poco da essere contenti, l’Italia è comunque compassata e il pareggio è un vero e proprio harakiri giapponese. Yoshida si dimentica di proteggere il pallone sulla linea di fondo, Giaccherini ringrazia e mette in mezzo, la frittata la conclude Uchida che per anticipare Balotelli la butta dentro. Il gol del vantaggio è invece un regalo arbitrale, rigore inesistente per presunto fallo di mano di Hasebe, che si tocca il pallone con la mano ma dopo che lo stesso aveva rimpallato sulla coscia. Balotelli (ecco una delle poche certezza) dal dischetto non sbaglia mai, spiazza il portiere e la sua impressionante media del 100% dal dischetto resiste ancora. Sembra finita ma il Giappone ha tanta voglia di giocarsi ancora un posto per le semifinali, al 69′ Okazaki svetta su Montolivo e piazza il meritato pareggio. Il Giappone ne ha di più, Nagatomo va che è un piacere, Kagawa e Honda inventano. Il gol del 4 a 3 sembra fatto ma i legni salvano Buffon: dopo il palo di Okazaki Kagawa è pronto per il tap in ma la traversa benedice gli azzurri. Dall’altra parte poi si consuma la beffa per i nostri avversari. De Rossi, che ammonito salterà il Brasile, trova l’imbucata perfetta per Marchisio, il centrocampista juventino appoggia per Giovinco che di piattone segna il gol della vittoria. Per chiudere i conti con la sfortuna il Giappone fa in tempo a colpire un’altra traversa sempre con l’indemoniato Okazaki.
L’Italia passa quindi, si prende le semifinali e può giocare con il Brasile senza l’angoscia del risultato, anche se vincere vorrebbe dire evitare la Spagna nel prossimo turno. C’è però da stare poco tranquilli in vista del Brasile (che ha liquidato sempre ieri 2 a 0 il Messico). La fase degli esperimenti ieri è stata bocciata alla prova Giappone, Aquilani e Giaccherini larghi dietro la punta non bastano, specie il centrocampista viola è apparso completamente spaesato. Con il Brasile, se non rientrerà Marchisio, probabile il lancio o di Candreva o di Cerci. Sempre se Prandelli opterà ancora per l’albero di natale, l’ingresso di una seconda punta ha infatti giovato non poco alla squadra. Il Ct ha comunque qualche giorno per pensare (sabato la sfida con i verde oro) e riflettere su cosa non è andato; l’Italia ha palesato difficoltà che non possono essere spiegate solo con il clima difficile e la stanchezza, c’è da lavorare ma farlo con 6 punti in classifica e una semifinale ipotecata è comunque un buon viatico per il proseguo di questa Confederations Cup.
di Cristiano Checchi