Il Brasile e il calcio, storia di una passione infinita
di Giovanni Fabbri
In principio non era un dogma. In Brasile il calcio veniva inizialmente considerato come uno sport per ricchi e bianchi. Una disciplina per pochi dunque. Con il passare del tempo questo sport cominciò a diffondersi anche tra la gente qualunque, d’altronde era semplice giocare, bastava un pallone e un po’ di spazio intorno a sé. Quando ragazzi di colore incontravano squadre di bianchi erano però costretti a subire un gran numero di falli, una forma squallida di razzismo e discriminazione. I giocatori di colore allora cominciarono ad inventarsi dei numeri da circo con il pallone tra i piedi, grazie ad essi riuscivano ad eludere gli interventi avversari e a vincere le partite. Se il Brasile è la Nazionale più titolata al mondo dunque in parte è anche grazie a loro, da qui nasce lo stile dello Joga Bonito. Una filosofia che ha reso il Brasile la Nazionale più divertente della storia del calcio, capace di regalare i campioni più fantasiosi di sempre. È proprio lì che si stanno disputando i Campionati del Mondo, è proprio per questo che quest’anno si parla di Mondiale dei Mondiali.
Chi ha visto le prime due uscite della Nazionale verdeoro sarà forse riuscito a farsi una vaga idea di cosa significhi questo sport per la popolazione brasiliana. Lo stadio di San Paolo prima, quello di Fortaleza poi, si sono vestiti di giallo per spingere la squadra di casa verso un traguardo che tutta la popolazione aspetta da 64 anni. Era il 1950 e il Brasile subì la sconfitta più dolorosa della sua storia, decisiva per l’assegnazione del titolo di Campione del Mondo, proprio al Maracanà di Rio de Janeiro contro l’Uruguay. Quest’anno invece contro Croazia e Messico le emozioni più grandi non sono arrivate dalla gara, ma dai momenti che hanno preceduto la stessa. Negli attimi conclusivi dell’esecuzione dell’inno, l’organizzazione ha scelto di abbassare la base musicale, regalando il palcoscenico più importante ai tifosi che hanno continuato a cantare con una passione mai vista prima. Una manifestazione di attaccamento alla squadra e al paese che ha spinto Julio Cesar e Neymar a commuoversi. L’ex portiere dell’Inter ha dovuto ascigarsi le lacrime prima di cominciare la partita inaugurale contro i croati, il fuoriclasse del Barcellona invece si è emozionato di più prima del match contro il Messico. Immagini che sono rimaste negli occhi di tutti gli appassionati di calcio. Raro, anzi rarissimo, vedere professionisti di livello mondiale cedere in questo modo all’emozione prima di una partita. Ma lì è difficile, se non impossibile, resistere all’emozione di un Campionato del Mondo giocato in casa, l’avvenimento più importante a livello sportivo che un brasiliano possa vivere.
Un legame, quello con lo sport più praticato al mondo, che anche Valter Junior, giornalista brasiliano per il quotidiano Metro nel suo paese, ha spiegato ai microfoni di Mediapolitika Sport: “Qui c’è un legame simbiotico tra la gente e il calcio. Se sei brasiliano e non ti piace il pallone potresti essere considerato anormale, specialmente se sei un ragazzo. La palla è un elemento molto importante per l’infanzia di qualsiasi bambino, qualcuno ci dorme anche. E forse è anche per questo che siamo così bravi. Si gioca con qualsiasi cosa: fogli di carta, calzini o tappi di bottiglia. Qualunque cosa ruoti come un pallone ha il potere di rendere felice un fanciullo. Se è vero che gli ingelsi hanno inventato il calcio moderno, è anche vero che noi abbiamo inventato il modo più spettacolare di praticarlo”. Adesso però tutto è nelle mani, anzi nei piedi, dei 23 calciatori a disposizione di Felipe Scolari. A loro l’arduo compito di trasformare in apoteosi la speranza di 200 milioni di brasiliani e di cancellare finalmente la maledizione del Maracanazo.
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