Il giovane favoloso. La rilettura contemporanea di Leopardi
Dopo il fortunato approdo al lido di Venezia arriva nelle sale Il giovane favoloso di Mario Martone.
Quando ci si imbatte nella biografia di un personaggio così famoso e illustre come Giacomo Leopardi il rischio di scadere nella caricatura è forte; tuttavia Il giovane favoloso del napoletano Martone riesce a raccontare la parabola del poeta senza diventare mai eccessivamente prevedibile e struggente (sebbene la prima inquadratura mostri una siepe; sempre caro mi fu quest’ermo colle, giunge fortunatamente al quarantesimo minuto di proiezione su un totale di centoquaranta).
Il film pedina Giacomo: dall’infanzia felice, all’adolescenza tormentata dai continui conflitti con il padre, alla maturità in viaggio per Italia, fino alla morte.
Il discorso filmico è portato avanti con linearità cronologica; la narrazione è intervallata da continui rimandi, citazioni letterali e scansioni teatrali che riflettono la poetica leopardiana.
Arguto, bizzarro, sensibile e ribelle è il «giovane favoloso» interpretato magistralmente da Elio Germano, in continua lotta con la famiglia e con il perbenismo della società e della morale cattolica.
Il Leopardi che vuole raccontare Martone incarna l’evoluzione del tempo, è contemporaneo, “eretico”, visionario e riesce, una volta per tutte, a uscire da quelle classificazioni scolastiche che lo vogliono malato e dimesso.
Il film è didascalico, preciso e accurato nella ricostruzione storica. Martone parte da Recanati, il simbolo della famiglia/prigione del poeta, prosegue nella fuga a Firenze con i salotti borghesi e il sodalizio con l’amico Ranieri e infine giunge alla discesa, non solo geografica ma anche vitale, a Napoli dove si spegnerà l’animo del poeta.
A fare da perfetta cornice alla favola leopardiana è la fotografia di Renato Berta che fa risplendere il paesaggio come un quadro impressionista. Le vedute, le finestre che si aprono su meravigliosi squarci naturalistici donano alla pellicola un’aurea magica come richiama il titolo.
A collocare definitivamente Il giovane favoloso in una temporalità sospesa e fantastica è la colonna sonora inaspettamante moderna per un film di questo calibro.
Le musiche dell’autore tedesco Sascha Ring si sono rivelate efficaci per calare la visione del poeta in una prospettiva assolutamente contemporanea.
(di Annalisa Gambino)