Inter: è un Celtic senza qualità, la qualificazione è un obbligo per Mancini

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Europa League - Celtic
Europa League – Celtic

Inter-Celtic del febbraio 2015 non sarà ricordata di certo come la sfida che le due squadre giocarono nel maggio del 1967 a Lisbona e che valeva la Coppa dei Campioni in una finale vinta dagli scozzesi e che lasciò i nerazzurri con un immenso amaro in bocca. Oggi è tutta un’altra storia, perchè la competizione è diversa e vale meno, perchè siamo solo ai sedicesimi di finale e perchè la qualità delle due formazioni è notevolmente calata.

Il Celtic domina ancora il campionato scozzese, ma lo fa per inerzia, perchè i Rangers sono in serie B dopo il fallimento e perchè le altre squadre della Premier valgono un’onesta seconda serie inglese e poco altro. L’Inter, lo sappiamo bene, vivacchia fra la zona Uefa e il centro classifica, ha già cambiato allenatore in corsa, ha rivoluzionato la squadra nel mercato di gennaio, ma i risultati continuano a latitare. La vera stella è il portiere Handanovic, per il resto c’è un Icardi che sta sbocciando come grande bomber, un Palacio in crisi, i nuovi Shaqiri e Podolski ancora in rodaggio, e poco altro, pochissima qualità e Mancini che non può fare miracoli. Ancora peggio sta il Celtic, guidato in panchina dal giovanissimo tecnico norvegese Ronny Deila e proiettato verso il 46.mo scudetto della sua storia (il quarto consecutivo) ma in debito di talento e personalità. In estate se n’è andato il greco Samaras, fino ad allora il calciatore più rappresentativo della squadra; ora in attacco c’è il bravo svedese di origini italiane, John Guidetti, che è in prestito dal Manchester City, e il ghanese Wakaso, reduce dalla sfortunata esperienza in Coppa d’Africa con il Ghana beffato in finale ai rigori dalla Costa d’Avorio. La difesa la guida il nigeriano Ambrose, ormai un veterano della squadra biancoverde, mentre a centrocampo c’è il capitano Scott Brown, Kris Commons ed il bulgaro Aleksandar Tonev, onestamente ben poco per pensare di impensierire anche quest’Inter. La bolgia dei 58 mila del Celtic Park, poi, potrebbe non bastare più ad una squadra che ormai da qualche anno si adagia sugli allori in campionato per mancanza di rivali e paga dazio in Europa dove le busca regolarmente da un po’ tutti, Coppa dei Campioni o Uefa che sia.

A conti fatti è un Celtic in declino e con pochissime frecce al proprio arco. L’Inter non sta bene, alterna prestazioni decorose (vedi il pareggio in casa della Juventus capolista o la vittoria di San Siro sul Genoa) a disastri imbarazzanti (sconfitta casalinga al 94′ col Torino o la disfatta di Reggio Emilia col Sassuolo), ma ha tutte le carte in regola per piegare questo Celtic nell’arco dei 180 minuti e puntare dritta verso gli ottavi di finale, perchè, e questo Mancini lo sa bene, arrivare fino in fondo e magari vincere questa competizione darebbe ai nerazzurri un pass automatico verso l’Europa del prossimo anno e, vista la situazione di classifica in campionato, è un’opportunità da non gettare al vento, al contrario di quanto invece fatto in Coppa Italia. Non superare un ostacolo come questo Celtic, viceversa, renderebbe la stagione interista un incubo senza uscita.

(di Marco Milan)

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