A Roma vincono i #MaiConSalvini, ma non per i Media
Roma è, in ogni senso, una grande città. Lo è per estensione e per popolazione, per la sua storia millenaria e per essere sempre stata terreno di incontro – e scontro – tra le più diverse esperienze. Roma, si dice, non vuole padroni: qui nessuno è schiavo, nessuno è straniero. Sabato scorso, però, nella Capitale uno straniero c’era: Matteo Salvini, leader padano di origine ma nazionale d’ambizione, arrivato a P.zza del Popolo «per dire tutti insieme “Renzi a casa” e “prima gli italiani”».
Fra trattori imbandierati, elmi cornuti e croci celtiche, sono stati presentati i nuovi soggetti politici che il segretario leghista ha scelto come appoggio per la sua perpetua campagna elettorale: “Noi con Salvini” e “Sovranità”, oscura associazione che conta nel direttivo numerosi esponenti dei “fascisti del terzo millennio”. Dopo gli interventi di Giorgia Meloni (Fratelli d’Italia), Simone Di Stefano (Casapound) e del segretario del Sap Gianni Tonelli (noto alle cronache per le sue ambigue dichiarazioni sui casi Aldrovandi e Cucchi), Matteo Salvini ha preso il microfono per un discorso lontano anni luce dai tradizionali comizi padani: dall’antieuropeismo ai Marò, passando per l’immancabile cavallo di battaglia del rifiuto dell’immigrazione e con una strizzata d’occhio all’autodifesa armata, Salvini ha parlato di tutto e di niente, ma lo ha fatto da leader di un partito che non ha più alcuna connotazione locale.
Nello stesso pomeriggio, partendo da Piazza Vittorio, sfilavano i manifestanti di “Mai con Salvini”, coordinamento spontaneo nato per contrastare la “marcia su Roma” annunciata da Lega e Casapound. Centri sociali, reti migranti, sindacati di base e moltissime persone senza bandiera hanno sfilato fino a Largo Argentina – il punto d’arrivo concordato con la Questura sarebbe dovuto essere Campo de’Fiori, ma i numeri dei manifestanti la rendevano inadeguata a contenerli – in un corteo che, nel disappunto dei media mainstream che da giorni paventavano scontri e tensioni, si è svolto del tutto ordinatamente.
Si è trattato di una vittoria, numerica ma anche comunicativa. La campagna lanciata sui social network con l’hashtag #MaiConSalvini, rimasto per giorni tra i trending topic italiani, è stata un successo: giocando sull’ironia e sul riferimento ai simboli pop della romanità – in una delle locandine figuravano Anna Magnani, Alberto Sordi e Carlo Verdone sotto la frase “Salvini, Roma nun te vòle” – anche grazie al sostegno di artisti come Zerocalcare, Elio Germano e i 99 Posse, la chiamata dei movimenti è rimbalzata dal web alle strade portando nella piazza di sabato oltre 30 000 persone.
Al di là del balletto dei numeri e delle consuete discrasie informative – la piazza “contro” ha ricevuto molta meno attenzione ed è scomparsa il giorno successivo dalla maggior parte dei media nazionali – la giornata di sabato a Roma sembra fotografare un paese in cui lo scenario della politica muta continuamente, e in cui restano spazi vuoti che molti tentano di conquistare cavalcando nuovi disagi sociali; ma anche dove – forse, nonostante tutto – è ancora possibile costruire dal basso una partecipazione alternativa e inclusiva che sia capace di farvi fronte.
(di Irene Salvi)