Amarcord. Christian Riganò, il muratore del gol

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Riganò, il muratore del golIl calcio fa diventare ricchi, ma non è uno sport da ricchi. Per giocare basta un pallone, un paio di scarpe coi tacchetti, maglietta e pantaloncini qualsiasi, non bisogna comprare mezzi a due o quattro ruote o avere un abbigliamento costoso ed ingombrante. La passione, poi, fa tutto il resto.

La storia di Christian Riganò è emblematica in tal senso, anzi, è lo specchio fedele di come la sola passione per il calcio possa spingere un ragazzo verso grandi traguardi. Riganò nasce a Lipari, una bellissima isola siciliana facente parte dell’arcipelago delle Eolie in provincia di Messina, il 25 maggio del 1974, e ben presto scopre l’amore per il pallone iniziando a tirare calci nei campetti polverosi ed assolati del paese. Incomincia anche a giocare nelle locali formazioni del Terme San Calogero e del Lipari dove si capisce fin da subito che il ragazzino ha una caratteristica ben precisa: segna e pure tanto; forte fisicamente, bravissimo di testa e abbastanza dotato tecnicamente, Riganò si mette in mostra con le sue qualità che aiutano le squadre in cui gioca e ne fanno un perno fondamentale. Ma si tratta pur sempre di squadrette dilettantistiche con pochissima visibilità anche regionale, con scarsa retribuzione economica e la necessità di trovarsi un lavoro vero. Del resto la famiglia glielo dice chiaro e tondo: “Non siamo ricchi, chi vuol mangiare deve lavorare, il pallone va bene ma se non porta quattrini deve rimanere uno svago”. Riganò si mette sotto: lasciata la scuola si adatta a fare svariati mestieri, in particolar modo il muratore; durante il giorno suda fra calcinacci e mattoni, canottiera e jeans addosso, la sera va ad allenarsi con il Lipari, maglietta numero 9 e scarpini da calcio. A 23 anni, nel 1997, Christian capisce che vuol provare a fare sul serio e tentare l’avventura nel calcio professionistico: si fa assicurare dal datore di lavoro del cantiere che qualora l’esperienza calcistica non andasse a buon fine, verrà riassunto in ditta, dopodichè fa un provino nel Messina che gioca in serie D, l’anticamera del professionismo: i giallorossi lo prendono e lui segna 3 reti in campionato, pur essendo un debuttante ed avendo una struttura fisica diversa dagli altri: i muscoli se li è fatti trasportando mattoni e carriole, non in palestra. L’anno successivo passa all’Igea Virtus, formazione di Barcellona Pozzo di Gotto che milita sempre in serie D: in due stagioni segna 11 e 17 reti, nella stagione 1999-2000 i suoi gol permettono alla squadra di conquistare la promozione in serie C2 e a Riganò di strappare un contratto, sempre in C2, col blasonato ed ambizioso Taranto: è la svolta della sua carriera, perchè Taranto è una piazza importante, lì si respira aria di calcio vero, c’è una storia radicata con tanti anni di serie B, un calore della tifoseria che riempie lo stadio Iacovone e che Riganò non aveva mai sentito prima. L’ex muratore ora fa sul serio e capisce che la serie C è tutto un altro mondo: lo mettono a dieta perchè tende ad avere qualche chilo in più e difficilmente resiste ad un abbondante piatto di pastasciutta. No, in serie C si fa sul serio e lui si adegua perchè non vuole buttar via quest’occasione forse irripetibile. Il resto lo fa il suo innato senso del gol: diventa subito un idolo dei tifosi del Taranto con 14 gol in 31 presenze che a maggio del 2001 valgono la promozione dei rossoblu in C1; il secondo anno, con la squadra pugliese ancora più ambiziosa e vogliosa di tornare in serie B da cui manca dal 1993, Riganò fa ancora meglio: 28 reti, titolo di capocannoniere e il rammarico della promozione sfumata proprio sul filo di lana nella finale playoff col Catania che sale in serie B al termine di una doppia finale piena di polemiche. L’esperienza di Riganò in Puglia termina in quella stessa estate del 2002 quando capisce che scendere di categoria potrebbe essere la seconda svolta della sua carriera: la Fiorentina di Cecchi Gori è infatti fallita e la nuova società dei Della Valle ripartirà dalla C2; il nome di Christian Riganò è il primo sul taccuino della dirigenza viola per assicurare alla squadra un bottino di gol impressionante. Non accettare Firenze sarebbe un errore madornale, inoltre il Taranto, dopo la mancata promozione in serie B, non sta allestendo un organico particolarmente competitivo ed infatti chiuderà il campionato al nono posto. La nuova Fiorentina, invece, stravince il girone B della serie C2 e Riganò stravince ancora la classifica dei cannonieri realizzando 30 reti in 32 partite, risultando ormai bomber affermato in serie C su cui poter contare ciecamente. I tifosi della Fiorentina adorano quel ragazzone che sembra uno di loro, che non si dà arie e che viene dal basso e fino a 25 anni faceva il muratore e giocava a pallone nel tempo libero, proprio come un ragazzo qualunque. L’estate del 2003 è una polveriera nel calcio italiano, i campionati vengono stravolti dai tribunali per una vicenda che coinvolge il Catania ed una retrocessione certificata, poi revocata, poi ricertificata e poi revocata ancora con allargamento della serie B a 24 squadre (manco fossero i mondiali) ed ammissione della Fiorentina per meriti sportivi e bacino d’utenza della città; i viola e Riganò si ritrovano dunque catapultati in serie B saltando la C1 e attirandosi contro critiche ed invidie di una buona parte del pubblico italiano che ritiene un’ingiustizia l’ammissione dei gigliati nel torneo cadetto a scapito di Pisa e Martina che avevano perso i playoff di C1 ed avrebbero avuto più diritto dei fiorentini a salire di categoria. Il campionato di serie B inizia fra le polemiche e la Fiorentina è antipatica un po’ a tutti; Riganò se ne infischia altamente di tutto ciò e fa quello che sa fare meglio: i gol. Al termine della sua prima esperienza in B, il centravanti di Lipari non mostra alcun timore reverenziale e mette a segno 23 reti che portano i viola allo spareggio promozione contro il Perugia che lui non gioca per infortunio ma che la squadra vince: la Fiorentina è di nuovo in serie A e Christian Riganò, per la prima volta, giocherà in massima serie a 30 anni. In molti chiedono alla società viola di rinforzare la squadra, che Riganò ha fatto gol in serie C e in serie B ma che la serie A sarà tutta un’altra cosa; il bomber siciliano fa orecchie da mercante pure stavolta, esordisce in serie A allo stadio Olimpico di Roma con la fascia da capitano al braccio il 12 settembre 2004 in Roma-Fiorentina 1-0 e poco importa se sarà costretto ad uscire dopo neanche mezz’ora per un guaio muscolare. La stagione dei viola sarà tormentata, dopo vari cambi di allenatore arriverà una salvezza soffertissima e Riganò metterà a segno 4 reti in 17 presenze. Chiuso dall’arrivo a Firenze di Luca Toni, viene prestato all’Empoli con cui ottiene la salvezza e segna 5 gol, quindi la Fiorentina lo cede definitivamente al Messina dove Riganò torna dopo dieci anni ritrovando i giallorossi in serie A. Il 20 settembre del 2006 i sicialini battono per 2-0 la Reggina nel sentitissimo derby dello stretto grazie ad una doppietta di Riganò che fa impazzire lo stadio San Filippo; al termine della stagione realizzerà 19 reti in 27 presenze, non sufficienti a salvare il Messina dalla retrocessione, ma abbastanza per far capire a tutti che il gol non è una questione di categoria ma di bravura. Il rendimento di Riganò, dopo l’exploit di Messina inizia a calare, gli anni per lui si fanno sentire doppiamente perchè non ha alle spalle allenamenti da professionista, è soggetto a continui infortuni muscolari, non regge le sedute di lavoro più dure, non riesce a mantenere a pieno la linea. Lo ingaggia il Levante, squadra di Valencia, e Riganò mette nel suo bagaglio d’esperienza anche l’estero: nella Liga il centravanti messinese gioca dal settembre 2007 al gennaio 2008 mettendo a segno 4 reti (fra cui la tripletta all’Almeria) in 13 partite salvo poi scappar via dopo aver compreso che a Valencia c’è qualche problema economico: torna in Italia in prestito al Siena in una deludente parentesi conclusasi con una sola rete e poche presenze. La carriera di Riganò termina in pratica qui: lo ingaggia la Ternana ma la scarsa condizione fisica ne limita il rendimento fino ad emarginarlo dalla rosa, quindi passa alla Cremonese in serie C dove, visibilmente ingrassato, gioca 8 partite e segna un gol, ultima fiammata fra i professionisti poichè Christian capisce di aver dato tutto quello che aveva e torna a far calcio fra i dilettanti: nella Rondinella, squadra fiorentina di Eccellenza, segna 10 gol in 9 partite, poi va ancora in gol col Jolly Montemurlo e col Montevarchi dove in Seconda Categoria e con una forma fisica discutibile realizza 22 reti in 16 partite prima di passare alla Settignanese, Prima Categoria toscana, dove oltre a segnare 16 gol in altrettante partite, inizia a curare la scuola calcio assieme ad altre vecchie glorie della Fiorentina come Gian Matteo Mareggini e Mario Faccenda, allenando anche le giovanili.

Ritiratosi dal calcio giocato, Christian Riganò ha ottenuto il patentino di allenatore a gennaio del 2015 dopo un lungo braccio di ferro con gli organi federali che non ne riconoscevano i requisiti per farne un tecnico di prima categoria e poter allenare magari pure in serie A. Ma Riganò ce l’ha fatta anche stavolta e anche stavolta ha coronato il suo sogno dopo esser diventato calciatore professionista segnando in tutte le serie e recuperando in pochi anni il tempo perduto da ragazzino, dimostrando che spesso è la volontà a fare la differenza. Riganò ha colto al volo e al meglio tutte le occasioni che il calcio gli ha messo a disposizione, ritagliandosi un posto di prestigio nella storia della serie C e di assoluto rispetto anche in serie A.

di Marco Milan

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